ANDARE A CAVALLO RALLENTA L’INVECCHIAMENTO E CURA LE PATOLOGIE CARDIOVASCOLARI E GASTRICHE

10/9/2016 8:19:54 - News
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“Sport equestri e salute” è il titolo della conferenza del professor Gian Ludovico Rapaccini, dirigente dell’Unità Operativa Complessa di Medicina Interna e Gastroenterologia dell’Università Cattolica del S. Cuore, Policlinico A.Gemelli di Roma, che si terrà domani, sabato 10 settembre, alle ore 11,30 nella sala convegni della 50^ Mostra Nazionale del Cavallo. Ippoterapia, prevenzione e riabilitazione di specifiche patologie, ad esempio del fegato, saranno i temi di una relazione nella quale saranno sottolineati i benefici collegati alla pratica di alcuni sport equestri per la salute, anche dei soggetti sani. “Il primo uomo di scienza a comprendere l’importanza del cavallo per la salute dell’uomo fu  Ippocrate di Coo nel IV secolo a. C..”, sottolinea il professor Rapaccini, che  ricorda come “Giuseppe Benvenuti nel 1759 pubblicò i primi dati con il valore scientifico dell’epoca sull’efficacia dell’esercizio fisico con il cavallo in varie patologie”. “E’ dai primi anni ’70 del secolo scorso – puntualizza l’esperto - che si è sistematicamente dato valore e organizzata l’attività fisico/sportiva a cavallo nella prevenzione nel trattamento e nella riabilitazione di numerose patologie, in primo luogo quelle cardio-vascolari, metaboliche, neurologiche, muscolo-articolari e gastroenterologiche”. L’ippoterapia, propriamente detta per le disabilità di vario tipo, congenite ed acquisite, è la pratica per eccellenza, nella quale l’impiego del cavallo ha ampiamente documentato il suo valore anche con rigorose valutazioni scientifiche. “Più recentemente – osserva Rapaccini - si è attribuito grande valore all’attività fisico-sportiva equestre anche nel soggetto sano, come prevenzione dei processi dell’invecchiamento, della comparsa di patologie autoimmuni e neoplastiche”. “In tal senso – evidenzia il professore - si dà peso all’attività fisica in genere e a quella esercitata grazie al cavallo in particolare nell’allungamento della vita media della popolazione a cui si sta assistendo”. Nello specifico campo gastroenterologico, in particolare, esiste una solida letteratura sul ruolo integrativo con le tradizionali terapie farmacologiche dell’attività fisica e sportiva nel trattamento delle malattie croniche di fegato, segnatamente di quelle da alterazioni metaboliche, e delle malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI). “In entrambe le patologie – rileva Rapaccini - l’effetto favorevole dell’attività fisica è stato documentato, oltre che con il miglioramento dei sintomi di malattie riferito dai pazienti, anche dal miglioramento del dato istologico ottenuto con biopsie epatiche nelle epatopatie e dell’aspetto endoscopico della mucosa del colon nelle malattie intestinali”. “Ovviamente il tipo, il grado e l’intensità dell’attività fisico-sportiva da praticare devono essere scelti caso per caso in base a una grande serie di variabili – conclude l’esperto - viene così a configurarsi un nuovo tipo di unità assistenziale formata da medico specialista, fisiatra, istruttore della attività fisico-sportiva, nutrizionista e da tutte le altre eventuali figure professionali implicate nella gestione del singolo paziente”.
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